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La catena del valore dell'innovazione
22/06/2016

A pochi giorni dal dibattito tra il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e Ignazio Visco, Governatore di Banchitalia, sul ruolo dell’innovazione per lo sviluppo delle imprese del nostro paese, si rende evidente quanto questa determinante risulti di primaria importanza all’interno del panorma istituzionale e produttivo italiano.

Se la spinta innovativa delle nostre imprese, PMI per lo più, parte solitamente dal basso e quindi da spontanee iniziative degli imprenditori, ci si interroga sulle cause dell’inefficienza innovativa che troppo spesso determina il naufragio di molte di queste iniziative. Come possono manager e imprenditori riuscire a vincere con l’innovazione? Solitamente si tende a fornire consigli generici “selezionate idee migliori, cercate nuovi partner, individuate nuovi business, appoggiatevi a soggetti in grado di dare supporto finanziario ai vostri progettti” come se ogni realtà che richiede innovazione sia identica alle altre e caratterizzata dalle stesse dinamiche e problematiche. Le esigenze di innovazione si differenziano notevolmente; come cogliere le peculiarità di ogni processo innovativo? 

Prendiamo come riferimeno un concetto principale: cos’è l’innovazione fondamentalmente? Un processo messo in atto per creare valore in modo differente dall'usuale. E se i processi a valore sono ben descritti dal modello di Micheal Porter, è possibile importare questa rappresentazione teorica anche al concetto di innovazione. Lo hanno fatto Morten T. Hansen e Julian Birkinshaw in uno studio condotto su 130 dirigenti di 30 multinazionali americane ed europee, che ha inotre coinvolto 4000 dipendenti di 15 grandi società, che ha pubblicato su “The Harvard business review”. Lo studio ha concesso di determinare il modello di “catena del valore dell’innovazione", processo trifasico e sequenziale che nasce da un determinazione dell’idea e sfocia nella sua naturale diffusione sui mercati e all’interno delle organizzazioni. Attraverso le sei micro-fasi individuate dal modello è possibile determinare quali di queste siano “anelli deboli o forti” dell’impresa stessa, agendo di conseguenza. Il modello (sotto presentato) si propone con accezione end-to-end, che tende a scoraggiare i manager ad implementare automaticamente pratiche innovative applicabili a una parte della catena ma che sostanzialmente hanno poca coerenza con ciò che la società deve migliorare.

L’attenzione dovrà essere orientata sugli anelli deboli: molto spesso il maagement si concentra sui punti di forza dell’impresa e proponendo innovazione sul tali aspetti, dimentica di rafforzare gli anelli deboli, che rimanentdo tali non riescono a reggere il peso dell’innovazione, rischiando di far crollare l’intero processo. Inoltre, è bene ricordare che molto spesso un anello debole di una catena, se gestito e implementato, può divenire il punto di forza dell’organizzazione.

Vediamo i cosa si differenzia ogni macro fase della cetena proposta da Hansen e Birkinshaw.

Generazione dell’idea: Da dove arrivano le idee? Le “scintille creative” sono ricercate solo tra le soluzioni a portata di mano? Troppo spesso sì, dimenticando il valore dell’interazione tra differenti unità e ancor più quello di eventuali apporti provenienti dall’esterno (open innovation). Le aziende hanno necessità di capire se sono in grado di ricevere buone idee al di fuori dei confini aziendali, indagando tra intuizioni e conoscenze di consumatori, ricercatori, competitors, università, altri mercati.

Conversione dell’idea: generare buone idee è molto più semplice che saperle gestire. Limitazioni di budget, vincoli di finanziamento e mentalità rigida sono in grado di annientare il potenziale di un'idea innovativa. In altri casi la burocratizzazione dei processi porta ad avere una quantità variabile di nuove proposte, che però vengono a disperdersi all’interno del modello formale d’impresa, perdendo lo slancio creativo iniziale, senza divenire mai parte della strategia aziendale. 

Diffusione delle idee: le idee trasformate i output reali devono essere accettate da organizzazione e mercati ma soprattutto devono produrre reddito. Per questo le società devono ricercare adeguati sostenitori per promuovere l’accettazione e la diffusione dell’innovazione, che non sempre è automatica.

Avete un'idea? Volete implementare i vostro business o crearne uno? In che fase della catena del valore dell'innovazione vi trovate? 

Insieme, è possile trovare soluzioni e vie percorribili. 

 

Simona Raccagni

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