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Le configurazioni di costo nello studio odontoiatrico
15/06/2017

Gli oggetti di calcolo sono “sezioni” dello studio dentistico di cui si vuole calcolare precisamente il costo e l’assorbimento di risorse che ne comporta. La prestazione è il classico esempio di oggetto di calcolo: si riferiranno quindi a questo oggetto di calcolo, per esempio, i materiali di consumo utilizzati, la provvigione concessa all’igienista nel caso di una igiene, ma anche i costi di ammortamento se si utilizzano macchinari, elettricità consumata, che andranno suddivisi su ogni oggetto con un preciso criterio di allocazione che vedremo in seguito. Ma un oggetto di calcolo può essere anche un’”area” dello studio, come quella produttiva o la segreteria (in questo caso si parla di centri di costo). È bene essere consapevoli che una stessa voce di costo può essere riferita a più oggetti di costo. L’energia elettrica o l’eventuale canone di locazione figurerà come costo ovviamente in più oggetti.

Nella figura che segue si evidenziano le possibili tipologie di costo

I costi comuni sono riferibili a più fattori produttivi e quindi da ripartire (con criterio della proporzionalità) su di essi in funzione del contributo di ognuno alla sua determinazione. Sono costi comuni, per esempio, le spese sostenute per il commercialista, la bolletta dell’energia elettrica, il canone di locazione, le spese di cancelleria. I costi speciali, invece, sono direttamente attribuibili a un determinato oggetto di calcolo perché sostenuti solo ed esclusivamente per esso. Se il nostro oggetto di calcolo è l’igiene, dovremo sostenere come costi speciali la provvigione concessa all’igienista, oltre ovviamente a tutto il materiale di consumo.

I costi diretti sono direttamente imputabili univocamente a un solo oggetto. Se dobbiamo effettuare una otturazione semplice, usiamo determinati materiali riconducibili esclusivamente a quella prestazione e, per questo i costi di quei materiali, come il cemento provvisorio o il kit pulizia, sono costi diretti. I costi indiretti sono ripartiti tra due o più oggetti in base ad un opportuno metodo di allocazione (il cosiddetto coefficiente di allocazione o ripartizione). 

Per quanto riguarda costi variabili e fissi il concetto di variabilità è da intendersi relativo alla quantità di output, non relativo al tempo. I costi variabili sono direttamente influenzati dai livelli di output, non esistono in assenza di produzione: variano proporzionalmente al numero di prestazioni effettuate. I costi fissi al contrario non variano proporzionalmente all’output, sono indipendenti dalla produzione (questo non significa totale invariabilità nel tempo ma assoluta invariabilità in relazione al volume di output).
Ricordiamo che il concetto di fisso non è assoluto ma solo relativo alla quantità di output: soprattutto in una logica di lungo periodo è plausibile che i costi fissi (come elettricità e canone di locazione) cambino, ma rimarranno comunque fissi relativamente alla quantità di output.

 

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