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Le caratteristiche delle Start-Up Italiane
17/04/2018

Le startup innovative rappresentano un importante segmento del sistema produttivo italiano e costituiscono un fondamentale asset su cui il Paese gioca il suo potenziale di crescita futura, in un contesto competitivo sempre più globale e sempre più determinato dal connubio fra conoscenza, innovazione e spirito imprenditoriale. Sono state condotte delle indagini su un campione, il totale dei soci dichiarati dalle startup è stato di 9.356 unità (1.631 sono donne). Lo studio al quale ci si riferisce è “Start Up Survey2016“ condotto dall’ISTAT. In base a questo campione si è potuto analizzare alcuni aspetti degli Startupper.

 

Il profilo di chi costituisce una start up

Tenendo presente il campione di base si può definire un contorno per quanto concerne la persona impegnata nel creare una Start Up.

Il Genere, 18 % donne e 82% uomini, di questo dato sappiamo anche che le donne sono mediamente più giovani rispetto all’uomo (29% contro il 25.9%) restando sotto l’età di 34 anni.

Questo significa che il socio operativo tipico di una Start Up è un uomo di 43 anni circa.

Il Territorio, nel 95% dei casi questa tipologia di azienda risulta con un numero di soci sempre inferiore a 10, nelle regioni del Nord hanno il più basso numero di soci, mentre le Start Up più “grosse” risiedono nelle regioni del Centro Italia

Il Livello di Istruzione, del campione totale risulta che il 73,84% del totale risulta provvisto di un livello di istruzione uguale o superiore ad una laurea. Nello specifico il 72,8% degli uomini e il 78,9% delle donne, solo però il 16% per gli uomini e il 21% per le donne risulta munito di titoli superiori a quello universitario (dottorati).

Come ultimo fattore la Coerenza tra il lavoro svolto prima e la Start Up aperta adesso, lo studio evidenza, con la percentuale più alta, che un imprenditore su 3 non cambia il suo settore di competenza.

Il profilo che scaturisce da questi dati è che il socio tipico di una start up è un uomo di 43 anni con almeno un Diploma di Laurea, il quale ha avviato la sua attività nel Centro Italia non andando a ricercare un settore totalmente diverso da quello dove ha lavorato negli ultimi anni.

 

Le motivazioni che spingono a costituire una Start Up

Secondo lo studio alla domanda, le risposte sono state diverse ma tra tutte ne spiccano 4:

  • 77,6% Vogliono produrre un prodotto o fornire un servizio innovativo
  • 62,9% Vogliono costituire un’azienda di successo
  • 28,8% Cerca un’autonomia lavorativa provenendo da un contratto da lavoratore dipendente
  • 24,7% Vogliono autofinanziarsi le proprie ricerche universitarie

 

Le caratteristiche dei dipendenti di Start Up (prima organizzazione)

Le startup intervistate impiegano un totale di 5.704 dipendenti, di cui 1.467 con forme contrattuali atipiche (mediamente meno di uno per impresa). Il 25% dei dipendenti è donna, percentuale più elevata rispetto al 18% rilevato tra i soci; i dipendenti di sesso maschile sono dunque il 75%, contro l’82% dei soci. Tale distribuzione di genere non varia a seconda delle tipologie di contratto.

Poco più della metà delle startup (il 59,4%) ha assunto dipendenti, prevalentemente operai e impiegati a tempo indeterminato (62%), mentre i dirigenti sono il 15,5%. La quota di donne è minore tra i dirigenti (circa il 13%), maggiore (il 27%) tra gli operai e impiegati a tempo determinato e ancora superiore (circa il 35%) tra gli stagisti e tirocinanti.

Circa un quarto delle startup fa ricorso a personale atipico per svolgere le proprie attività; in particolare, due imprese su tre si avvalgono anche di lavoro dipendente. Tra il personale atipico la tipologia più ricorrente è quella dei lavoratori a progetto (46% del totale), mentre risulta poco diffuso il ricorso a lavoro somministrato o interinale (solo il 2,7%).

Le startup fondate successivamente all’entrata in vigore della policy (l’82% dei rispondenti) hanno una struttura occupazionale simile alle imprese costituitesi

precedentemente in termini di soci operativi. Il numero di dipendenti è, invece, maggiore tra imprese già esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge (4,5 dipendenti contro il 2,1 delle imprese nate successivamente). Il 48% dei dipendenti ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. Diversamente da quanto rilevato tra i soci, il titolo di studio più diffuso è la licenza di scuola media superiore (28%).

 

Le principali tipologie di finanziamento

Questa sezione intende fotografare la composizione delle risorse finanziarie che alimentano le startup innovative italiane in due momenti distinti, ossia all’atto della fondazione dell’impresa e al momento stesso della compilazione del questionario, con riguardo non solo al numero dei soci ma anche alla loro natura. I tipi di fonti di finanziamento presi in considerazione sono i seguenti:

 

  1. Risorse proprie, All’atto della fondazione le startup innovative hanno fatto ricorso prevalentemente alle risorse proprie dei soci: nel 73,2% queste hanno coperto il totale delle fonti necessarie all’avvio. È il Nord-ovest, con il 75,2%, l’area geografica in cui prevale questa fonte di finanziamento; valori vicini all’80% si riscontrano anche per le società che operano nel campo della consulenza gestionale. Con il passare del tempo, la quota di imprese che ricorrono esclusivamente o prevalentemente a risorse proprie tende a riassorbirsi: alla data della rilevazione il 9,8% delle imprese intervistata opera senza ricorrere affatto al capitale dei soci. Rientrano in questa tipologia il 14% delle startup nate prima dell’entrata in vigore della normativa loro dedicata, e il 13,1% delle imprese con produzione superiore a 500mila euro.

 

  1. Donazioni di family and friends,Dall’analisi condotta si rileva che il contributo di family and friends, ossia le donazioni di parenti e amici, risulta essere una fonte nanziaria di importanza residuale nella fase costitutiva delle startup italiane: nel 95,7% dei casi le imprese non hanno fatto ricorso a tale fonte.

 

  1. Finanziamento pubblico nazionale e regionale, I finanziamenti pubblici nazionali sono stati utilizzati per dare avvio all‘idea imprenditoriale solo da una piccola frazione dei rispondenti, il 3%. Una quota leggermente più elevata è riscontrabile per i finanziamenti di origine regionale/locale, di cui hanno bene citato il 7,7% delle startup innovative. Le imprese che hanno fatto ricorso a tali risorse sono più numerose al Sud: l’8,5% delle startup ha fatto ricorso a risorse pubbliche nazionali, il 10% a risorse locali/regionali.

 

  1. Investimento in equity da privati, Il numero delle imprese avviate anche grazie all’iniezione di capitale di rischio di altre persone giuridiche è relativamente più elevato per le imprese localizzate nel Nord del Paese (nel Nord-ovest si registra un 9,3% e nel Nord-est un 9,6%), per quelle che operano nel commercio e turismo (13,5%), nell’elaborazione dati (12,6%), nell’elaborazione di software (9,7%) e per le imprese costituite dal 2010 al 2012 (11,2%). Questa quota è poi particolarmente elevata per le startup innovative con oltre 10 addetti (18,2%). Anche al momento della rilevazione la quota di imprese che aveva ricevuto nuovo capitale di rischio da privati non superava il 11,2%. C’è però una frazione di imprese, il 7,2% de totale, che opera con finanze in maggioranza provenienti da investitori esterni.

 

  1. Accesso al credito bancario, La gran parte delle startup innovative (il 91,5%) ha avviato l’attività senza fare uso di finanziamenti bancari. Le imprese che hanno fatto ricorso al momento della fondazione a finanze in maggioranza provenienti dalle banche è pari appena al 4%, in prevalenza nel Nord-est (5,8%), in misura minore nel Mezzogiorno (2,4%). Si tratta di una fonte significativa in fase d’avvio solo per le startup con fatturato tra 100mila e 500mila euro (oltre il 10%) e per alcuni settori economici, come l’industria meccanica (16,4%). Al momento della rilevazione, la percentuale di startup innovative rispondenti che ha avuto accesso al credito bancario era cresciuta a circa un quarto del totale (25%).

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