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Migliorare il Brainstorming: la Batteria di domande di Gregersen
12/06/2018

Hal Gregersen, direttore esecutivo del centro leadership al MIT, scrivendo per la rivista “Harward Business Review” svela un proprio metodo per la gestione più efficace dei brainstorming. I brainstorming vengono solitamente strutturati per cercare risposte a delle domande mettendo sul tavolo tutte le idee possibili di un gruppo. Questo è quello che ha ideato Gregersen vent’anni fa durante una sessione di brainstorming in classe all’interno di un suo corso di MBA:

Dopo svariate ore di lavoro il gruppo si era arenato sulle risposte alle poche domande formulate e l’attenzione era prossima allo 0. Fu per questo che Gregersen decise di invertire il focus della classe e vedere cosa sarebbe successo nel poco tempo rimasto a disposizione. Il risultato fu una classe più attenta, coinvolta e interessata alla lezione, inspiegabilmente venivano poste domande che rispondevano ad altre domande.

Col tempo questo metodo è stato affinato, rivisitato e sperimentato anche su clienti importanti come Chanel, Danone, Disney, EY, Fidelity Genentech, Salesforce e decine di altre aziende.

Alla base del metodo di Gregersen, ribattezzato da lui stesso “Batteria di Domande”, c’è l’idea che le domande insolite generano molto spesso idee innovative o addirittura rivoluzionarie.

Il brainstorming orientato alle domande anziché alle risposte facilita il superamento dei pregiudizi e favorisce l’apertura mentale, soprattutto verso l’ignoto.

Questo metodo consiste in un processo per la riformulazione dei problemi con modalità più produttive, per raggiungere questo risultato sono stati effettuati dei test registrando vari parametri:

·         Dimensione del gruppo

·         Feedback dei partecipanti

·         Tempistiche della sessione di brainstorming

·         Clima ambientale nei vari momenti della sessione

·         Sessioni programmate e improvvisate, lo scopo era vedere le reazioni diverse dei partecipanti

·         Sottoporre un questionario ai partecipanti alla fine di ogni sessione

 

La “Batteria di Domande” col tempo ha preso forma andando a stabilirsi come metodologia standardizzata per ogni situazione. Tale metodo si basa su 3 fasi principali:

 

1.      Preparare il terreno: si comincia identificando un problema e capire se quel problema è maturo per mettere in discussione gli assunti di base della sessione di brainstorming.

Il passaggio successivo consiste nel coinvolgere colleghi e collaboratori per esaminare insieme il problema vedendolo da diverse prospettive. Il vantaggio di questa attività in gruppo è quello di avere una cultura di base più ampia ed un approccio mentale costruttivo.

 

Prima di passare alla stesura delle domande bisogna conoscere due regole fondamentali: i partecipanti possono contribuire esclusivamente formulando delle domandee non sono ammessi preamboli o giustificazioni alle domande formulate e che chiunque può prendere parola e porre domande ma mai deve cercare delle soluzioni.

2.      Generare le domande con il brainstorming: per cominciare a porre le domande bisogna posizionare un timer e generare il maggior numero di domande possibili sul problema da risolvere. Nessuno deve controbattere o porre soluzioni ad esse. In genere i manager delle grandi aziende tendono a non resistere alla tentazione di rispondere e sfoggiare la propria cultura in quel campo. Per quanto riguarda chi farà delle domande dando il timer e una quantità (es: bisogna generare almeno 15 domande), si avrà la certezza che le domande saranno brevi, semplici ed originali. D’obbligo è registrare in qualsiasi modo le domande formulate per non dimenticarsele aggiungendo anche le proprie domande alla lista. Questa dinamica è supportata anche da vari studi che affermano: moderate pressioni intese a migliorare la performance possono favorire l’output creativo.

 

Allo scadere dei quattro minuti bisogna affrontare un secondo check-up emotivo dei partecipanti. L’efficacia del metodo è data da questa fase poiché si assume la capacità di modificare la visione soggettiva del problema dando a tutti i partecipanti la sensazione di poter influire sull’andamento della sessione.

3.      Identificare una linea di integrazione e portarla avanti: dopo avere generato le domande bisogna che ognuno studi tali domande per proprio conto. Così facendo nella maggior parte dei casi nascono nuove domande che ridefiniscono e affinano il problema andando sempre più a ridimensionarlo e renderlo risolvibile. Infine bisogna prendersi l’impegno di proseguire seguendo un nuovo approccio risolutivo emerso durante la sessione. La “Batteria di Domande” si concluderà definendo un piano d’azione a breve termine dove verrà scritto quali azioni verranno prese personalmente nelle prossime settimane.

 

Generare domande che mettano in discussione gli assunti è essenziale ma insufficiente, un piano d’azione e un follow-up uniti alle domande continue è quello che ci vuole per arrivare al cambiamento.

Negli esseri umani porre domande è un comportamento innato che viene attivamente represso e sistematicamente scoraggiato.

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