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Indagine sugli investimenti delle imprese dell'Emilia Romagna
22/06/2016

L’Area Economia di Confindustria Emilia-Romagna ha prodotto

l’Indagine sugli investimenti delle imprese industriali dell’Emilia-Romagna, a cura di Annamaria Raimondi e Luca Rossi.

L’importanza di questa ricerca, come afferma il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Maurizio Marchesini, sta nel fatto che gli investimenti sono la leva fondamentale per incidere sul potenziale di crescita e sviluppare la competitività delle imprese del paese.
Dall’analisi condotta è emerso che le imprese hanno voglia di investire ma non sempre sono in grado di farlo, in parte per ragioni congiunturali, in parte per ragioni strutturali che la politica industriale non riesce a superare.
Nel contesto italiano, molto variegato, l’Emilia Romagna si è contraddistinta per continui investimenti nonostante gli anni difficili: la dimostrazione evidente di voler reagire alla recessione e alla crisi. Ne è dimostrazione il fatto che nel 2014 l’81,3% delle imprese industriali della regione ha deciso di investire. Quasi il 4% del fatturato viene destinato ad investimenti.
Nella figura seguente è possibile vedere l’articolazione degli investimenti, che purtroppo evidenzia una percentuale ancora troppo bassa per quanto riguarda gli investimenti commerciali all’estero.
Presentazione standard1
Nonostante gli aspetti positivi appena illustrati, non è possibile di certo generalizzare: ci sono realtà che investono ma altre più fragili sono costrette a sospendere gli investimenti. Dalla ricerca emergono alcune parole chiave che rappresentano i temi a cui le imprese fragili sono più sensibili: stabilità e fiducia; da queste parole chiave devono scaturire politiche in grado di garantire continuità e una visione di medio-lungo termine. Marchesini cita tra le politiche che potrebbero avere maggiore impatto: intervento sui redditi delle famiglie e sul cuneo fiscale (a partire dall’IRAP), agendo così anche sulla competitività delle imprese.
Gli ostacoli maggiori per le aziende sono essenzialmente due: le risorse finanziarie e la burocrazia. Relativamente al primo emerge la difficoltà a trovare forme adeguate e sostenibili di finanziamento degli investimenti.
Per quanto riguarda la burocrazia, si è costretti con amarezza a constatare che non è stato fatto nulla di qanto più volte annunciato per diminuirla; anzi: è aumentata.
Focalizzandosi sulle piccole imprese, le difficoltà maggiori emerse sono: impossibilità di investire, innovare e entrare in nuovi mercati. Una su quattro non ha investito nel 2014 (già non lo aveva fatto nell’anno precedente). Sono per lo più imprese poco strutturate e poco managerializzate, con livelli di capitalizzazione che impediscono l’accesso alle risorse finanziarie necessarie per investire. Il presidente di Confindustria Emilia-Romagna sostiene che serva una seria riflessione di politica industriale per agevolare una riorganizzazione di queste imprese, per rivedere le strategie di crescita e internazionalizzazione; non solo: servirebbe anche inserire risorse umane con nuove competenze che innovino, internazionalizzino e gestiscano in modo più moderno la finanza aziendale.

Lo studio ha analizzato inoltre i cosiddetti “Investimenti nel cassetto”: quegli investimenti cioè che dimostrano progettualità che genererebbe crescita, sviluppo e occupazione ma purtroppo non si realizzano. Vertono per lo più su innovazione nei processi e nei prodotti, spesso sono progetti a medio-lungo termine di ristrutturazione e ammodernamento degli impianti e dei layout produttivi.
Investimenti che si realizzerebbero se sussistessero alcune condizioni, illustrate nella figura seguente.

Presentazione standard2

Se questi investimenti “uscissero dal cassetto” e venissero realizzati costituirebbero certamente il punto di partenza per la crescita del paese e della regione, con ricadute positive sull’occupazione, sulla domanda interna e sull’economia nel suo complesso.

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