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LA GESTIONE DELLE ATTIVITA’ MOTORIE: IL VALORE DI NON RIMANERE SEDUTI
19/11/2019

La percentuale degli italiani considerati sedentari è arrivata al 32%. Dato preoccupante se si pensa agli innumerevoli benefici, non solo salutari, connessi al regolare svolgimento di attività fisica. Inoltre, dalla stessa analisi, emerge come sia assolutamente errata la percezione soggettiva dell’impegno motorio quotidiano svolto dal singolo soggetto: difatti, almeno un sedentario su cinque percepisce come sufficiente la propria attività motoria svolta.

Gli effetti positivi della promozione dello sport e dell’attività fisica su società ed economia vanno di pari passo con il miglioramento della salute e la prevenzione delle malattie croniche. Difatti, pigrizia e sedentarietà incidono con rilevanza sui costi diretti ed indiretti sul Servizio Sanitario Nazionale. È facile dedurre come un incremento del livello di impegno fisico della popolazione implicherebbe un risparmio di circa 2 miliardi per il Servizio Sanitario Nazionale.

Partendo dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un’ottica integrata e sinergica diviene necessario che Istituzioni, organizzazioni private, Associazioni e Terzo Settore collaborino tra di loro per incentivare e favorire la cultura di uno stile di vita attivo e dinamico.

Quello urbano non è l’unico macrocontesto a cui è possibile applicare tale approccio; anzi, ambiti specifici come quello sanitario, scolastico, lavorativo e sportivo, risultano essere terreno fertile per il coinvolgimento di più gruppi di popolazione, per fasce d’età e condizioni di salute.

L’obiettivo è quello di consolidare principi, regole e procedure che riguardano la gestione e il governo di tali specifici ambiti, al fine di sostenere contesti favorevoli e sviluppare una vera e propria rete che per garantire esito positivo e sostenibilità richiede un impegno crescente sia da parte di Associazioni e Società Sportive che dagli Enti Sanitari per garantire ad associati e pazienti un servizio adeguato e mirato. È necessario che tutti i soggetti chiamati in causa sviluppino una maggiore cultura aggregativa ed una capacità manageriale dei processi di rete, affinché le risorse abbiano l’opportunità di migliorare e rafforzarsi.

Inoltre, il cambiamento e l’acquisizione di nuove competenze da parte dei singoli individui e dell’intera comunità passa, da un lato, attraverso il mutamento del modo di “fare salute” e, dall’altro, dalla capacità degli addetti ai lavori di comunicare per motivare.

È evidente dunque come l’utilizzo della materia del Project Management possa risultare molto valida al fine di creare e sviluppare progetti che diano benefici al cittadino e che connettano Servizi Sanitari, Associazioni o Società Sportive ed aziende private: in particolare, le tecniche di project management sono utili per contenere i tempi ed i costi associati ai progetti. Lavorando in contesti in cui convivono esigenze diverse e in alcuni casi anche divergenti tra loro, il Piano di Project Management dovrà coinvolgere tutti gli stakeholder. Molta attenzione dovrà essere posta ai soggetti finanziatori ed ai ruoli che, all’interno del Servizio Sanitario, si occupano del rilascio delle autorizzazioni per lo svolgimento dell’attività motoria.

Un occhio di riguardo verso l’importanza di uno stile di vita attivo e dinamico lo si ha già dal 2003 tramite i Piani Sanitari Nazionali (PSN) e quelli di Prevenzione (PNP). In quest’ultimo, in particolare, è evidenziata l’importanza di un approccio strutturato dell’interno sistema e sono identificate le specifiche priorità da garantire per la promozione dell’attività fisica che preveda anche la valutazione dell’impatto sulle comunità.

Secondo il Piano Sanitario di Prevenzione il sistema deve prevedere anche la valutazione dell’impatto sulle comunità dell’attività fisica, a tal proposito un ruolo fondamentale lo hanno i sistemi di sorveglianza di popolazione: strumenti importantissimi per monitorare la situazione ed orientare le politiche.

I dati mostrano come, in l’Italia, solo il 50% degli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica, che 1 bambino su 4 dedica al massimo un giorno a settimana a di giochi di movimento e che tra gli adolescenti meno del 10% perviene alle raccomandazioni dell’OMS.

 

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